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Inventario nel commercio: cosa chiede la legge italiana.

L'inventario nel commercio al dettaglio è la rilevazione fisica di tutte le giacenze a una data determinata; gli artt. 2214 e 2217 del Codice civile obbligano l'imprenditore commerciale a redigerlo ogni anno, salvo i piccoli imprenditori. La legge vi dice che dovete fare l'inventario e con quale cadenza. Quello che non vi dice — ed è la parte che quasi nessuno spiega bene — è come contare fisicamente la merce. Questa pagina ricostruisce l'obbligo articolo per articolo, indica dove finisce la legge e comincia la vostra decisione operativa, chiarisce chi ne è esonerato e scioglie il malinteso più ripetuto: l'«inventario permanente» non è quello che molti credono.

Obbligo

L'obbligo: artt. 2214 e 2217 del Codice civile

Risposta breve

Chi esercita un'attività commerciale deve tenere il libro giornale e il libro degli inventari (art. 2214 c.c.). L'inventario si redige all'inizio dell'impresa e poi ogni anno, con l'indicazione e la valutazione delle attività e delle passività (art. 2217 c.c.). La parola «inventario» indica qui quel documento contabile — non ancora la conta fisica della merce. I piccoli imprenditori sono esclusi.

L'art. 2214 del Codice civile stabilisce che l'imprenditore che esercita un'attività commerciale:

«deve tenere il libro giornale e il libro degli inventari.» E chiude con una frase netta: «Le disposizioni di questo paragrafo non si applicano ai piccoli imprenditori.»

L'art. 2217 precisa quando si redige l'inventario e che cosa contiene:

«L'inventario deve redigersi all'inizio dell'esercizio dell'impresa e successivamente ogni anno» e contiene «l'indicazione e la valutazione delle attività e delle passività»; per l'imprenditore individuale anche quelle estranee all'impresa. L'inventario «si chiude con il bilancio e con il conto dei profitti e delle perdite».

La differenza rispetto a ciò che molti si aspettano è importante: l'«inventario» del Codice civile non è una procedura di conta isolata, con un proprio regime giuridico, ma un tassello del sistema contabile — un documento che si chiude con il bilancio. L'atto fisico di contare stender e scaffali è l'operazione che, anno dopo anno, permette di riempirlo con valori reali e non stimati.

Fonte: Codice civile, libro quinto, art. 2214 e art. 2217, testo vigente.

Frequenza

Con che frequenza va fatto l'inventario?

Risposta breve

L'inventario si redige all'inizio dell'attività e poi ogni anno (art. 2217 c.c.) e va sottoscritto dall'imprenditore entro tre mesi dal termine per la presentazione della dichiarazione dei redditi. Lo stesso termine vale ai fini fiscali per inventario e bilancio (art. 15 DPR 600/1973). La cadenza fissata dal Codice civile è annuale.

La legge non parla di 31 dicembre: parla di «ogni anno» e aggancia i termini alla dichiarazione dei redditi. Ciò che è fissato con precisione sono le scadenze che circondano l'inventario.

Le scadenze fissate dalla legge
Inventario annuale
all'inizio dell'attività e poi ogni anno — art. 2217 c.c.
Sottoscrizione
entro tre mesi dal termine per la dichiarazione dei redditi — art. 2217 c.c.
Inventario e bilancio ai fini fiscali
stesso termine di tre mesi — art. 15 DPR 600/1973
Scritture di magazzino
registrazioni entro 60 giorni, solo per chi vi è obbligato — art. 22 DPR 600/1973

L'art. 15 del DPR 600/1973 aggiunge una precisazione pratica: nell'inventario le merci si raggruppano «in categorie omogenee per natura e valore», con il valore di ciascun gruppo. Se l'inventario non indica i singoli articoli e il luogo in cui si trovano, le distinte usate per compilarlo vanno tenute a disposizione dell'ufficio — le liste di conta, quindi, non si buttano.

Fonti: Codice civile art. 2217; DPR 29 settembre 1973, n. 600, artt. 15 e 22.

Conservazione

Per quanto tempo va conservato l'inventario?

Risposta breve

Qui due norme si sommano: dieci anni dall'ultima registrazione per il Codice civile (art. 2220) e, per il fisco, fino a quando non sono definiti gli accertamenti del periodo, anche oltre i dieci anni (art. 22 DPR 600/1973). Vale quindi il termine che scade per ultimo.

TermineNormaCosa copre
10 anniArt. 2220 Codice civile Conservazione civilistica dalla data dell'ultima registrazione; ammessa la conservazione su supporti di immagini, se conformi ai documenti e leggibili in ogni momento
Fino all'accertamento definitivoArt. 22 DPR 600/1973 Conservazione fiscale finché non sono definiti gli accertamenti relativi al periodo d'imposta, anche oltre i dieci anni del Codice civile
Nessun libroL. 190/2014, art. 1, comma 69 Regime forfettario: esonero dalla tenuta delle scritture contabili; restano da conservare i documenti emessi e ricevuti

L'art. 39, comma 2, del DPR 600/1973 spiega perché conviene non buttare nulla troppo presto: se il contribuente «non ha tenuto o ha comunque sottratto all'ispezione» le scritture obbligatorie — e per chi vi è tenuto l'inventario lo è —, l'ufficio può determinare il reddito per presunzioni (lett. c); lo stesso vale per irregolarità «gravi, numerose e ripetute» (lett. d).

In pratica: conservate l'inventario insieme alle liste di conta e all'elenco delle differenze per almeno dieci anni e comunque finché gli accertamenti del periodo non sono definiti. Da quando un periodo sia «definito» dipende dal vostro caso. Questa pagina non sostituisce la consulenza legale o fiscale; per il vostro caso concreto rivolgetevi a un commercialista.

Piccole imprese

Piccole imprese: chi è esonerato dal libro degli inventari

Risposta breve

Qui la dimensione conta. Il Codice civile esclude i piccoli imprenditori dagli obblighi di tenuta delle scritture (art. 2214), nel testo dell'art. 18 DPR 600/1973 sulla contabilità semplificata non compare un obbligo di inventario e i forfettari sono esonerati dalla tenuta delle scritture contabili. Contare la merce resta comunque utile: per margini, riordini, saldi e differenze inventariali.

La contabilità semplificata dell'art. 18 del DPR 600/1973 registra ricavi percepiti e spese sostenute; la nostra lettura del testo è che non preveda un inventario annuale — una conferma in una circolare dell'Agenzia delle Entrate non l'abbiamo trovata. Queste sono le soglie di ricavi che contano per un negozio (testo consolidato aggiornato a maggio 2026):

Regime od obbligoSoglia di ricavi annui
Contabilità semplificata — imprese di servizi (art. 18 DPR 600/1973)500.000 €
Contabilità semplificata — altre attività, commercio compreso (art. 18 DPR 600/1973)800.000 €
Scritture ausiliarie di magazzino obbligatorie (art. 14 DPR 600/1973; soglie del DPR 695/1996) — solo se anche le rimanenze superano 1,1 milioni €oltre 5,164 milioni €

Per le scritture ausiliarie di magazzino entrambe le soglie — ricavi oltre 5,164 milioni € e rimanenze oltre 1,1 milioni € — devono essere superate per due periodi consecutivi, e l'obbligo scatta dal secondo periodo successivo (art. 1 DPR 695/1996, modificato dall'art. 5, c. 14-quater, D.L. 146/2021). Per una boutique sono di fatto irrilevanti. I forfettari (L. 190/2014, art. 1, c. 69) sono esonerati dalla tenuta delle scritture contabili, ma devono conservare i documenti emessi e ricevuti. Chi rientri tra i piccoli imprenditori e quale regime valga per il vostro negozio va verificato con il commercialista.

Cosa si sa — e cosa no

Cosa si sa — e cosa no — sul costo reale

Risposta breve

Lo studio Retail Security in Europe colloca le differenze inventariali in Spagna al 2,0 % del fatturato al dettaglio — il valore più alto d'Europa; il dato italiano non lo abbiamo verificato sulla fonte. È un dato di un produttore di tecnologia di sicurezza, non una statistica ufficiale, e misura le differenze inventariali, non il costo dell'inventario. Cifre neutrali sul costo reale dell'inventario nel commercio italiano non ne abbiamo trovate.

Lo studio «Retail Security in Europe», realizzato da Crime&tech con il supporto di Checkpoint Systems (2019, con dati di campo dal 2015 al 2017), indica per la Spagna differenze inventariali pari al 2,0 % del fatturato al dettaglio — il valore più alto d'Europa, contro l'1,9 % dei Paesi Bassi, l'1,7 % della Francia e una media dell'1,44 % nell'Unione europea. In cifre assolute, sempre per la Spagna: 3.645 milioni di euro, di cui 2.542 milioni di perdite e 1.103 milioni di investimenti in sicurezza. Nell'alimentare la quota sale al 2,6 %. Il valore per l'Italia non lo riportiamo, perché non l'abbiamo verificato sulla fonte.

Come leggere questo dato: lo studio proviene da un fornitore di tecnologia di sicurezza in collaborazione con un istituto specializzato. Non è una statistica ufficiale e misura le differenze inventariali — furti, errori amministrativi, rotture —, non il costo né la durata dell'inventario. Cifre neutrali sul costo dell'inventario o sull'accuratezza delle giacenze nel commercio italiano non ne abbiamo trovate.

In pratica

Come si fa l'inventario in pratica?

Risposta breve

La legge fissa il risultato — un inventario annuale attendibile — e le scadenze. Come ci arrivate è una vostra decisione. Nella maggior parte dei negozi di moda la conta fisica si organizza in tre fasi: preparazione, giorno della conta e chiusura delle differenze.

La preparazione consiste nel fissare la data con anticipo, chiudere le operazioni aperte — merce ricevuta ancora da registrare, resi non lavorati, merce riservata o dalla sarta —, delimitare le zone (area vendita, magazzino, vetrina, camerini, cassa) ed esportare le giacenze dal software di cassa il più tardi possibile prima di contare.

Il giorno della conta, con un metodo manuale, di solito si lavora in coppia: una persona conta ad alta voce, l'altra annota. Finché dura la conta, la cosa più pulita è non vendere né spostare merce — se non si può evitare, ogni movimento va annotato.

Poi viene la chiusura delle differenze: rivedere l'elenco delle discrepanze, ricontare i casi dubbi, attribuire la causa e solo allora correggere. Questa fase viene spesso sottovalutata — in un assortimento medio richiede facilmente diverse ore in più della conta stessa.

Nessuna di queste fasi è prescritta dalle norme italiane che abbiamo esaminato; le descriviamo perché è ciò che, in pratica, produce l'inventario annuale che il Codice civile chiede a chi vi è tenuto.

Come cambiano i conti

Come cambia l'inventario con l'RFID?

Risposta breve

L'RFID non cambia una virgola di ciò che chiede la legge: serve comunque un inventario annuale attendibile, negli stessi termini. Cambia quanto dura la conta fisica che c'è dietro: da un fine settimana a una o due ore, il che rende praticabile ripeterla ogni trimestre invece che una volta l'anno.

Con l'RFID ogni capo porta, oltre al codice a barre, una piccola etichetta radio. Il lettore palmare rileva centinaia di etichette al minuto, senza linea di vista diretta e attraverso cartone o tessuto impilato. Una conta di 4.000 articoli che prima impegnava due persone per un intero fine settimana si riduce a una o due ore. A questa velocità contare ogni trimestre, invece che solo una volta l'anno come chiede il Codice civile, smette di essere un proposito teorico e diventa qualcosa che si può fare davvero.

Il «ma» onesto: la merce già presente va etichettata una volta, il che per 4.000 capi significa circa due giorni di lavoro. È l'unico sforzo grande; dopo, la merce nuova si etichetta all'arrivo, in pochi secondi a capo.

Software

99 €
per negozio al mese, IVA esclusa. Inventario, giacenze, ricevimento merce, etichettatura e trasferimento al software di cassa.

Hardware

2.900 €
pagamento unico, IVA esclusa. Stampante RFID e lettore palmare, consegnati configurati, formazione inclusa.

Etichette

~12 cent
per etichetta, IVA esclusa, a consumo.

Per gli acquirenti con partita IVA di un altro Stato membro si applica l'inversione contabile. Tutti i prezzi sono netti, IVA esclusa.

Come si svolge esattamente una conta RFID, quanto dura in base alle dimensioni del vostro negozio e quale attrezzatura serve lo trovate nella pagina sull'inventario RFID. I lettori palmari e le stampanti disponibili, con portata, velocità e prezzo netto di ciascuno, sono nel confronto dell'hardware RFID.

Domande

Domande frequenti sull'inventario nel commercio

Con che frequenza la legge italiana chiede l'inventario?

L'art. 2217 del Codice civile prevede che l'inventario si rediga all'inizio dell'esercizio dell'impresa e successivamente ogni anno, e che l'imprenditore lo sottoscriva entro tre mesi dal termine per la presentazione della dichiarazione dei redditi. Ai fini fiscali l'art. 15 del DPR 600/1973 fissa lo stesso termine per inventario e bilancio. L'obbligo riguarda chi tiene la contabilità ordinaria: l'art. 2214 del Codice civile esclude i piccoli imprenditori, e nel testo dell'art. 18 del DPR 600/1973 sulla contabilità semplificata non compare un obbligo di inventario.

In Italia esiste un elenco legale dei metodi di conta fisica?

Nelle norme che abbiamo esaminato, no. Il Codice civile (artt. 2214, 2217 e 2426) e il DPR 600/1973 (artt. 14, 15 e 22) stabiliscono che l'inventario va redatto, come si valutano le rimanenze e per quanto tempo si conservano le scritture; nessuno di questi articoli disciplina come si conta fisicamente la merce. Il testo del principio contabile OIC 13 «Rimanenze» non abbiamo potuto consultarlo. Come percorrete il negozio con il lettore resta quindi una vostra decisione operativa. È proprio questa la differenza con altri ordinamenti europei che nominano metodi precisi.

L'«inventario permanente» è una procedura riconosciuta dalla legge?

È il malinteso più frequente. Nel linguaggio contabile «inventario permanente» indica un metodo di registrazione: la rilevazione continua di carichi e scarichi di magazzino, in contrapposizione all'«inventario periodico». Non è una figura di legge che sostituisca la conta fisica. Anche se tenete il magazzino con il metodo permanente, dovete comunque verificare fisicamente, di tanto in tanto, che ciò che dicono i conti coincida con ciò che c'è sullo stender.

Per quanto tempo va conservato l'inventario?

Qui due norme si sommano. Il Codice civile (art. 2220) chiede di conservare le scritture contabili per dieci anni dalla data dell'ultima registrazione. Il DPR 600/1973 (art. 22) chiede di conservarle finché non sono definiti gli accertamenti relativi al periodo d'imposta, anche oltre i dieci anni. In pratica vale il termine che scade per ultimo. Quando un periodo sia «definito» dipende dal vostro caso: chiedetelo al vostro commercialista.

Le piccole imprese sono esonerate dall'inventario?

Dal libro degli inventari, spesso sì. L'art. 2214 del Codice civile esclude i piccoli imprenditori; secondo l'art. 2083 ne fanno parte i piccoli commercianti che lavorano «prevalentemente con il lavoro proprio e dei componenti della famiglia». Nel testo dell'art. 18 del DPR 600/1973 sulla contabilità semplificata (ricavi fino a 800.000 € per il commercio, 500.000 € per i servizi) non compare un obbligo di inventario, e i forfettari sono esonerati dalla tenuta delle scritture contabili (L. 190/2014, art. 1, c. 69). Contare la merce resta comunque utile: senza, margini, riordini e saldi restano una stima. Quale regime valga per il vostro negozio va verificato con il commercialista.

Quanto costano le differenze inventariali nel commercio al dettaglio?

Lo studio «Retail Security in Europe» (Crime&tech, con Checkpoint Systems, 2019, dati dal 2015 al 2017) colloca la Spagna al 2,0 % del fatturato al dettaglio — il valore più alto d'Europa; il dato italiano non lo abbiamo verificato sulla fonte. È però uno studio di un produttore di tecnologia di sicurezza, non una statistica ufficiale, e misura le differenze inventariali, non il costo né la durata di un inventario. Cifre neutrali sul costo dell'inventario nel commercio italiano non ne abbiamo trovate.

Posso vendere mentre faccio la conta fisica?

In linea di principio sì, ma complica le cose: ogni vendita durante la conta cambia le giacenze che state contando. Se non potete evitarlo, annotate ogni movimento e ricontate quella zona alla fine. Con una conta RFID che dura una o due ore invece di un intero fine settimana, il problema perde buona parte della sua importanza.

Come aiuta l'RFID a rispettare questi termini senza complicazioni?

L'RFID non cambia una virgola di ciò che chiede la legge; accorcia la conta fisica che c'è dietro. Un lettore palmare conta circa 700 capi al minuto, senza linea di vista diretta. Un inventario di 4.000 articoli che prima occupava un fine settimana si riduce a una o due ore, il che rende praticabile ripeterlo ogni trimestre invece che una volta l'anno. hangcount costa 99 € al mese per negozio per il software, 2.900 € una tantum per la stampante RFID e il lettore palmare, e circa 12 centesimi per etichetta a consumo — tutto netto, IVA esclusa.

Come cambiano i conti nel vostro negozio.

Diteci più o meno quanti articoli avete. Vi calcoliamo quanto durerebbe la vostra conta con l'RFID e quanto costerebbe il sistema — e se non vi conviene, ve lo diciamo apertamente.

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Fonti

Da dove vengono i valori?

  • Codice civile, libro quinto, testo vigente, artt. 2083, 2214, 2217, 2219, 2220 e 2426 (nn. 9 e 10), testo consolidato consultato su brocardi.it il 27.09.2026
  • DPR 29 settembre 1973, n. 600, artt. 14, 15, 18, 22 e 39
  • DPR 9 dicembre 1996, n. 695, art. 1, come modificato dall'art. 5, c. 14-quater, D.L. 21 ottobre 2021, n. 146 (conv. L. 17 dicembre 2021, n. 215): soglie per le scritture ausiliarie di magazzino
  • Legge 23 dicembre 2014, n. 190, art. 1, comma 69 (regime forfettario)
  • Principio contabile OIC 13 «Rimanenze», Organismo Italiano di Contabilità, versione di dicembre 2017: trovata tramite ricerca, testo non consultabile
  • Circolari dell'Agenzia delle Entrate sulla contabilità semplificata: non consultabili; la lettura dell'art. 18 DPR 600/1973 riportata in questa pagina è nostra
  • «Retail Security in Europe», Crime&tech con il supporto di Checkpoint Systems, 2019, dati di campo dal 2015 al 2017